RUKU RUKU
In russo RUKU RUKU significa "la
mano nella mano",ovvero fianco a fianco,spalla a spalla. Nella
181° Brigata Garibaldi erano presenti molti russi,costoro provenivano
dai battaglioni est..Molti di loro,una volta sul territorio italiano
finirono per disertare dall'esercito nazista per unirsi ai partigiani.
A partire dal 1942 i tedeschi cominciarono a considerare i prigionieri
russi come manodopera,o sceglievano la morte o si arruolavano nell'esercito
di Vlasov,uno dei generali di Stalin che passò dalla parte dei
tedeschi dopo essere stato catturato e fatto prigioniero.Più
di un milione di russi morirono nei campi di prigionia,a Mathausen venivano
utilizzati per episodi di vivisezione,molti morivano nel trasferimento
da un campo ad un altro,innumerevoli gli eccidi perpetrati dai tedeschi
in territorio sovietico.Altri vennero portati in giro per l'europa,addestrati
spesso alla violenza,in molti paesi alle efferatezze dei tedeschi e
fascisti si unirono quelle dei cosacchi,ma molti furono i casi di eroismo
tra coloro che disertarono dalle file dell'esercito della morte per
combattere nella resistenza italiana.
"Situazioni difficili anche per
chi sopravvisse poiché non potevano rientrare in patria dove
sarebbero stati sicuramente uccisi,qualcuno vi tornerà solo dopo
che gli angloamericani stipularono accordi,una sorta di "pace"
"Due
giorni prima ero qua a Val Mala,li conoscevo tutti,gli avevo detto di
stare attenti,di andare via che erano in pericolo
.(Testimonianza
resami dal partigiano Isacco Levi a Val Mala,fu uno dei primi a militare
ed ebbe tutta la sua famiglia deportata nei campi di concentramento)
I russi che combatterono nella resistenza
italiana furono più di 5000 di cui 717 in Piemonte,per lo più
nelle province di Torino,Cuneo,Novara..Dopo l'8 settembre moltissimi
sovietici vennero portati in Italia con le mansioni più disparate,arruolati
nei reparti ausiliari della Wermacht.Da qui emerge un aspetto importante
della nostra resistenza ovvero il suo internazionalismo,fin dall'inizio
si cercò di fare l'unione di tutti coloro che avevano ideali
di libertà,senza distinzioni.
Voglio ricordare la figura di Ivan ,di lui resta solo un iscrizione
sulla lapide del monumento ai caduti nel cimitero di Verzuolo,nato nel
territorio di Orell il 2 maggio 1925,il partigiano russo caduto a Val
Mala che giunto in Italia col battaglione est 617 finirà
per diventare uno dei simboli della collaborazione tra russi e italiani
in quei tragici momenti.,perdendo la vita il 6 marzo 1945 nel tentativo
di coprire la ritirata dei suoi compagni.
Passo da un articolo del novembre
1944 scritto sul giornale partigiano"Quelli della montagna"
TESTIMONIANZA DEL VICE COMANDANTE
VINCENZO GRIMALDI
(BELLINI)
Testimonianza resami a Val Mala in occasione del
58esimo anniversario dell'eccidio.
"questi russi si erano uniti
ai nostri distaccamenti una volta giunti in Italia,erano prigionieri
della campagna di Russia che forzatamente erano stati arruolati nell'esercito
tedesco.Quando finì la guerra,questi erano in una posizione difficile,non
potevano rientrare perché in patria sarebbero stati uccisi
..molti
credo abbiano fatto una brutta fine
..dopo la liberazione certificammo
che avevano contribuito come partigiani ma nessuno se ne interessò
..
IVAN VOLHOV PAVLOVIC NATO A ORELL IL
2 MAGGIO 1925
|
TESTIMONIANZA DEL COMMISSARIO DI BRIGATA
ANGELO BOERO (EDELWEISS) SU IVAN PAVLOVIC IL RUSSO
"Con Ivan ebbi un amicizia da settembre
fino al 6 marzo 1945 giorno del rastrellamento a Val Mala,era un bel
ragazzo biondo,alto,atletico,con un bel carattere mai permaloso,gli
si potevano fare battute ma non si arrabbiava mai.C'erano altri russi
ma lui era diverso,gli altri stavano più sulle loro.Era molto
sveglio e sapeva farsi capire.Il distaccamento nell'autunno si andava
restringendo,dopo il discorso di "Alexander" che diceva
di rientrare,restammo in pochi.Con Ivan stavo su a Val Mala,la nostra
sede,per un intero mese io e Ivan siamo stati su.Scendevamo spesso la
sera con gli sci a Rossana dove andavamo a fare cena in un osteria e
poi o dormivamo li o tornavamo subito su al Santuario.Era molto bravo
con gli sci e andavamo spesso a fare rifornimenti di provviste.
Come fece a mettersi in contatto col comando?Bhe credo che fosse stato
indirizzato da qualche staffetta,a Piasco
c'era un osteria che
era il punto di riferimento del comando,probabilmente penso lo abbia
presentato qualche ragazza.
Dicono che fuggì da Piasco dove era arruolato con una motocicletta
ma lui non me lo confermò mai.Aveva avuto una sorte molto triste,
la sua famiglia venne trucidata dai tedeschi e lui arruolato e addestrato
forzatamente nell'esercito tedesco fino a quando giunse in Italia.In
Russia ebbe vita difficile,più di una volta mi disse "i
russi sono come i fascisti"
Mi dispiaque di tutti i caduti
a Val Mala ma Di Ivan proprio
era un buono
Quando lo trovammo fu il secondo che raccogliemmo,ci impressionò
molto,lo trovammo vicino alla "casa cantoniera",quella che
noi chiamavamo così perchè era sulla strada militare.Aveva
il ginocchio fasciato con un fazzoletto per evitare emorragie poiché
colpito,aveva il moschetto senza colpi,aveva sparato fino all'ultimo
finchè era stato colpito.
Il giorno dopo siamo andati su a Val Mala per recuperarli,li abbiamo
portati a Lemma per seppellirli,era il luogo dove era più possibile,con
la collaborazione dei valligiani.Il parroco negli atti di morte forse
cercò di camuffare un po le acque per il timore di ritorsioni.
Nel ricordino di Ivan compare un altro nominativo poiché ci fu
uno scambio di nomi,visto che c'erano altri russi,fu un ispettore del
consolato che tra gli anni 50 e 60 venne a Verzuolo a cercare notizie
e dettagli sui connazionali,si fece accompagnare su a Val Mala e fu
lui a darci le esatte generalità.Ivan Volhov e non Nikolai
.."
(febbraio 2003)
TESTIMONIANZA DEL COMANDANTE PEIRANO LELIO SU IVAN PAVLOVIC IL RUSSO
"Ivan rimase nel mio Distaccamento
per poco tempo,poi passò al Distaccamento Bottazzi dove rimase
fino alla sua morte,.Era un ragazzo affabile,serio e molto coraggioso
ed in breve conquistò la fiducia del Comando e dei suoi compagni.Le
sue idee erano come le nostre:combattere contro i nazifascismi per la
conquista della pace e della libertà.
Una notte mi accompagnò a Verzuolo dove dovevamo incontrarci
con i partigiani della S.A.P per accordarci e decidere le modalità
per i rifornimenti di viveri ai distaccamenti in montagna.Dopo la riunione
siamo passati da casa mia dove mia madre ci rifocillò con tutto
quello che aveva in casa e diede ad Ivan alcune paia di calze,indumento
molto importante in inverno
Prima che venisse giorno tornammo al
distaccamento dove riferimmo al Comando l'esito della nostra missione.
Il suo coraggio lo dimostrò nel combattimento al Santuario di
Val Mala,dove già ferito ad una gamba,continuò a sparare
coprendo la ritirata dei suoi compagni.
Raggiunto dagli Alpini fascisti della Monterosa venne ucciso con una
raffica al volto rendendolo irriconoscibile
"
(febbraio 2003)
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